CAI Vigo di Cadore

Club Alpino Italiano

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L’altopiano di Casera Razzo

Lo splendido altopiano di Casera Razzo è incastonato tra Carnia e Cadore e raggiungibile da Laggio, Campolongo, Sauris e Pesariis tramite arterie di montagna che entrano di diritto nella nostra storia militare e civile.

Il comprensorio, al cui fascino non restarono insensibili neppure Gilbert e Churchill, antesignani del turismo dolomitico negli anni ‘60 del secolo scorso, è stato periodicamente interessato nella seconda metà del ‘900 da piani di valorizzazione turistica estiva ed invernale, ma nessuno a livello pubblico e privato ha mai avuto il coraggio o l’opportunità di portare fino a fondo il discorso, con il risultato che l’intero altopiano rimane un’area naturale minimamente antropizzata, testimonianza di un “piccolo mondo che scompare”, come da definizione del prof. Giulia Pisa in un saggio del 1973.

Lo sviluppo di questa zona è iniziato in sordina, negli anni ’50, quando un intraprendente abitante di Vigo, Celeste da Ronch, trasformò la cascina pastorale di costa del Laris, semidistrutta in seguito all’incendio tedesco del 1944, in un funzionale rifugio alpino dedicato alla memoria del tenente Giuseppe Fabbro.

Nel 1959 il Comune di Vigo, in piena crescita turistica, assegnava al Da Ronch 1362 mq affinché potesse ampliare il rifugio e l’anno successivo la Società Carnica di Autotrasporti inseriva l’altopiano in uno dei suoi itinerari turistici effettuando diverse corse stagionali attraverso la Merendera e la Val Piova, tanto che i paesi dell’Oltrepiave, proprio grazie all’abbinamento tra turismo ed industria dell’occhiale, entrambi in decollo, potevano segnalarsi già nei primi anni ‘60 per un netto miglioramento del tenore di vita dei loro abitanti.

Nel 1967 furono stesi alcuni progetti di massima per lo sviluppo dell’altopiano di Razzo e vennero discussi nel contempo i vari problemi turistici e viari adesso collegati. Nell’anno successivo il Comune di Vigo deliberò la cessione dei diritti di servitù sui suoi terreni per l’allestimento degli impianti di risalita. Ai primi di giugno a cominciarono i lavori dell’impianto, portati a termine l’anno seguente: la realizzazione dello skilift puntava naturalmente al lancio del turismo invernale, ma nel contempo venivano gettate pure le basi di quello estivo.

Nel luglio del 1968 molti tecnici ed imprenditori del turismo dolomitico si riunirono ad Ampezzo Carnico per trovare delle intese equilibrate ed impostare strategie unitarie di sviluppo tra Bellunesi e Friulani: in questa ottica di collaborazione si volle organizzare per il Ferragosto dell’anno successivo il primo grande pic-nic di Razzo, vera festa della montagna che richiamò migliaia di persone da entrambe le regioni. Nel novembre del ‘68 iniziava a funzionare regolarmente l’impianto di risalita e il 1 gennaio 1969 veniva disputata la prima gara internazionale, uno slalom gigante. Nell’inverno 1972-73 il comprensorio fu letteralmente invaso da torme di sciatori, spinti ad alta quota dallo scarso innevamento del fondovalle che penalizzò tutti gli altri impianti cadorini.

Nel maggio 1981 una grossa frana bloccò la strada da Laggio in località Antoia, costringendo a spostare l’ormai classico appuntamento del pic-nic più in basso, in località Selva. Con il ripristino della viabilità il pic-nic di Razzo proseguì la sua storia per altri due decenni.

I piani di sviluppo sciistico e turistico in generale non hanno avuto seguito e il nuovo millennio ha trovato il territorio di Razzo, rientrato per gran parte nel patrimonio della ricostituita Regola, come si presentava nel secolo scorso, immune dagli scempi ambientali avvenuti altrove nel boom turistico degli anni ’70-’80.

Oggi l’altopiano viene valorizzato mantenendo intatta la sua identità, il rifugio Ten. Fabbro e la Malga di Casera Razzo, di proprietà della Regola, vengono ristrutturati in maniera conservativa e permettono vitto e alloggio ai visitatori del luogo senza rovinarne l’essenza, fra animali all’alpeggio, natura incontaminata, particolarità botaniche, faunistiche e geologiche, non ultima la scoperta del ghiacciaio roccioso alle pendici del col Marende, ed itinerari escursionistici straordinari, fra montagne selvagge e antiche malghe.